Correva l’anno 1982, quando Sir Jeff Butterfield, veterano della nazionale inglese con trascorsi nei Barbarians e nei British Lions, iniziò a porre le basi per quello che sarebbe stato, a Londra nel 1985, il primo di una serie di World Golden Oldies Rugby Festival, ovverosia, tornei di rugby dedicati a tutti quei giocatori non più in età per partecipare ad un campionato ufficiale, ma non per questo rassegnati ad appendere il paradenti al chiodo.

“Old Rugby Club” (o “Veteran Rugby Club”, come direbbero gli inglesi), che potremmo tradurre come passione per la palla ovale che perdura senza età, in ossequio ad un motto che capeggia nel regolamento internazionale e che solo a pronunciarlo fa venire voglia di infilarsi gli scarpini e scendere in campo: “Fun, Friendship and Fraternity (divertimento, amicizia e fraternità).

Molti nomi illustri del passato, certo, ma anche tanti neofiti, stanchi di rimanere a bordo campo a guardar giocare i propri figli, per nulla spaventati dall’idea di subire un placcaggio, posto che, dopo ogni sfida, giunge immancabile il momento della festa e dei banchetti, sudata ricompensa per la fatica sopportata e gli ematomi rimediati.

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