cuoreQuando la domenica volge al termine la prima cosa è pensare: “Cavolo (e magari fosse solo questa l’espressione utilizzata), domani inizia un’altra settimana”.
La settimana che va verso la conclusione ha visto te e la tua squadra lottare, faticare, stringere i denti, cadere e rialzarsi tante di quelle volte che nemmeno si osa immaginarlo: allenamenti sul campo, in palestra, tra corse ed esercizi che comprendono 100 metri di corsa e 300 imprecazioni verso vari elementi dell’universo, per arrivare poi alla domenica in cui ci si riposa dopo una lunga settimana di preparazione.
Il riposo, parola strana per un rugbista. Quando un rugbista si riposa probabilmente è perchè dorme come un sasso dopo aver bevuto almeno 10 litri di birra nello stesso tempo che impiega Bolt per fare un altro record sui 100 metri (solo che lui li corre senza le varie imprecazioni).

Eppure, dopo questa giornata, si ritorna al lunedì. Quel lunedì fatto di lavoro per alcuni, di studio per altri, di attività varie ed eventuali per altri ancora. Ma soprattutto di allenamento insieme alla propria squadra, per tornare a preparare il campionato.
Al lunedì seguono puntuali gli altri giorni della settimana, come è giusto che sia visto che non è stato di certo facile fare in modo che ogni singolo elemento dell’universo si presti ad un giro così naturale ed assurdo, ma proprio per questo spettacolare, che fa in modo che tutto sia perfetto così com’è, nonostante tanti eventi che coinvolgono direttamente o indirettamente ogni singolo atomo di questo stesso universo.

Ecco, anche questo è un buon modo per spiegare il rugby: c’è un pallone, che già di per sè è così strano che verrebbe da riderci su, e c’è tanta gente che pare sia coinvolta in una perenne rissa che dura 80 minuti per ottenere il possesso del pallone, come è giusto che sia visto che non è stato di certo facile spiegare alla gente perchè una palla storta dovrebbe essere motivo di contesa, soprattutto considerando che per andare avanti bisogna passarla all’indietro. Chi, durante la zuffa, porta più volte il pallone dall’altra parte, vince. Naturale, ma anche assurdo. E proprio per questo spettacolare. Nonostante i dolori, gli acciacchi, i lividi (o per meglio dire le “medaglie”), le cicatrici, le sconfitte o le vittorie che coinvolgono direttamente o indirettamente ogni singolo atomo che forma una squadra di rugby.

O forse, più semplicemente, si potrebbe dire che il rugby è come l’universo in cui viviamo: così strano, così assurdo, eppure così perfetto. Ma chi lo capirebbe poi, se non chi il rugby ce l’ha già nel cuore?

Fonte: https://www.facebook.com/notes/arechi-rugby/la-nuova-settimana-di-preparazione-e-luniverso/228709900615523
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