Il bicchiere mezzo pieno? per l’esordio nell’RBS Six Nations 2012 si può essere d’accordo con Brunel, anche se da Parigi si torna con una sconfitta. Nella valutazione del risultato è impossibile non tener conto del valore degli avversari vice campioni del mondo sconfitti di un solo punto in finale dagli All Blacks solo l’ottobre scorso. La linea dei tre-quarti transalpini è un concentrato di potenza, tecnica, velocità e imprevedibilità che ha mostrato una superiorità schiacciante al cospetto dei giovani Azzurri, ma quelle mete può segnarle a chiunque.

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È finito il tempo bello
non ho voglia di chiavar,
non mi tira più l’uccello
è impossibile scopar.
(Non mi tira più l’uccello
non ho voglia di chiavar
è passato il tempo bello
or mi sembra di sognar.)

I miei poveri coglioni
che l’usura disseccò
non stan più nei pantaloni
ed il ciel mi castigò.

Fosti tu l’ultima fica
che il mio pene delibò;
fosti l’ultima fatica,
or vi narro come andò…

Eri distesa, là, sopra il divano,
e mi succhiavi, vogliosa, il banano,
succhia e risucchia, rosicchia, divora
tu mi dicevi: «Dammene ancora!»

Ma nell’attimo più bello
te lo misi dentro il cul
e spacciandoti il fornello
io bandava come un mul.

Nel momento del godere,
non ricordo come fu,
fuoriuscì dal tuo budello
una vampa di grisù.

Si abbruciò così ogni pelo,
si afflosciarono i coglion,
e su tutto scese un velo
di tristezza e compassion.

Ora solingo e deserto è il divano;
più non mi succhi golosa il banano,
più non mi tira ‘sto povero uccello…
Com’era bello, com’era bello…

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Là nella steppa grigia,
là nella steppa brulla,
tra i rami di betulla
galoppa un cavalier.

Il cosacco torna a casa,
ma Natascia non l’aspetta:
era andata a far marchetta
col marchese Sboronoff.

Il cosacco, incazzato,
prende l’ascia e la doppietta,
e si reca, in bicicletta,
al castello Sboronoff.

Sta Natascia, svergognata,
china e prona sul divano,
e il marchese, con la mano
le palpeggia el bus del cul.

Il cosacco, cazzo in mano,
glielo punta contro il culo,
e, spingendo come un mulo,
gli frantuma lo sfinter.

Il cosacco, furibondo,
infierisce poi con l’ascia,
ti disquarta la bagascia,
e ti evira Sboronoff.

Il cosacco, vendicato,
prende l’ascia e la doppietta,
e, salito in bicicletta,
per la steppa se ne va.

Il cosacco, rincazzato,
va diritto da Stalino,
il ruffiano del casino,
del casino Fregnastuff.

E Stalino gli promette
‘na bagascia per le sette,
e una lauta ricompensa
d’otto rubli e una credenza.

Il cosacco, ingalluzzito,
tocca il cazzo con un dito,
per vedere la reazione
dell’uccello e del coglione.

Constata l’efficienza,
carga in spalla la credenza,
e poi sale in bicicletta
agognando la marchetta.

La puttana, denudata,
gli vuol fare un’imboccata
perché trova il suo uccellino
saporito di stracchino.

Al cosacco, caso strano,
gli si ammoscia nella mano,
e, tornato in tutta fretta,
deve farsi una pugnetta.

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Osteria numero ZERO – vedo un prete tutto nero – che con mille contorsioni – suona il piano coi coglioni.

RIT.: Dammela a me, biondina, dammela a me, bionda!

Osteria numero UNO – in cantina non c’è nessuno – ci son solo suore e frati – che s’ inculano beati.

RIT.

Osteria numero DUE – le mie gambe tra le tue – le tue gambe tra le mie – fanno mille porcherie.

RIT.

Osteria numero TRE – la Peppina la fa il caffè – fa i caffè una volta al mese – con le pezze del marchese.

RIT.

Osteria numero QUATTRO – la Peppina ha rotto il piatto – e per non farlo vedere – se lo infila nel sedere.

RIT.

Osteria numero CINQUE – c’è chi perde e c’è chi vince – ma chi perde, caso strano – se lo trova dentro l’ano.

RIT.

Osteria numero SEI – il casino degli Ebrei – qui son tutti dei porconi – metton dentro anche i coglioni.

RIT.

Osteria numero SETTE – il salame piace a fette – ma alle donne, caso strano – il salame piace sano.

RIT.

Osteria numero OTTO – la Marchesa fa il risotto – fa il risotto ben condito – con lo sperma del marito.

RIT.

Osteria numero NOVE – I soldati fan le prove – fan le prove contro il muro – per veder chi l’ha più duro.

RIT.

Osteria numero DIECI – la marchesa fa le veci – fa le veci del marito – utilizzando il medio dito.

RIT.

Osteria numero VENTI – se la figa avesse i denti – quanti cazzi all’ospedale – quante fighe in tribunale.

RIT.

Osteria numero TRENTA – chi è culo non si penta – oggigiorno, caso strano – va di moda il deretano.

RIT.

Osteria numero QUARANTA – il mio cazzo sa di Fanta – se gli dai una succhiata – senti anche che è gasata.

RIT.

Osteria numero CENTO – se la figa andasse a vento – quanti cazzi in alto mare – si vedrebbe navigare.

RIT.

Osteria numero DUECENTO – il mio cazzo è di cemento – ha sfondato tanti muri – figuriamoci quanti culi.

RIT.

Osteria numero TRECENTO – più tu spingi, più va dentro – ma se spingi oltre misura – poi ti nasce una creatura.

RIT.

Osteria numero MILLE – il mio cazzo fa scintille – fa scintille sulla legna – figuriamoci nella bergna.

RIT.

Osteria del DUEMILA – se la figa andasse a pila – quanti corti circuiti – tra le palle dei mariti.

RIT.

Osteria numero N – il mio cazzo ci ha le antenne – quando incula il sagrestano – sente radio Vaticano.

RIT.

Osteria del CIMITERO – è successo un fatto nero – due cadaveri putrefatti – si scopavano come matti.

RIT.

Osteria del GALLO D’ORO – è uno stronzo chi fa il coro…- (coro) ma il più stronzo della lista – è colui che fa il solista.

RIT.

Osteria del VATICANO – pure il papa ha il cazzo in mano – va gridando “Porco Dio – voglio fica pure io…

RIT.

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